Una lunga premessa

La politica è un racconto.
Si racconta una storia, si racconta un immaginario, si racconta un futuro, un’idea di società, di regole che definiscono amici e avversari, onesti e disonesti, “giusti” o “sbagliati”.
Nella politica c’è sempre stata la narrazione al centro di tutto e, se proprio vogliamo racchiuderla solo agli ultimi 20 anni, come pare siano interessati a fare la quasi totalità degli italiani, beh, se ne trovano molti esempi.

Il milione di posti di lavoro, non è altro che la narrazione di un futuro a maggior occupazione, così come lo possono essere il ramoscello d’ulivo che rappresenta la speranza della salvifica terra dopo anni (veri o presunti) di isolamento tra le acque, l’ampolla con l’acqua del dio Po, richiama riti mai stati veramente in auge in Italia, ma che servono a distinguere il “noi”, i guerrieri ribelli di tempi lontani che adoravano altri dei, dal “loro” i servi di Roma ladrona dove spadroneggia il vaticano.

Non serve certo un genio a capire quanto ognuno di questi gesti, preso singolarmente,  non abbia alcun valore, ma servono a creare identità, per quanto sciocchi, superati, falsi o da TSO possano sembrarci.

lombardi distratta

Il problema della narrazione è che è cosa non facile.
Saper narrare è difficile, saperlo fare bene difficilissimo, saperlo fare senza errori è quasi impossibile.
Altrimenti il mondo sarebbe pieno di sir Edgar Allan Poe e invece, purtroppo,  non è così!

Ovviamente avere un racconto, non significa affatto aver ragione, né significa che esso abbia dignità o che, soprattutto, sia giusto raccontarlo.
Quando i leghisti parlano di bingo bongo, per riferirsi agli immigrati, parlano a una certa popolazione, a un certo tipo di persone, che non vedono l’ora di veder legittimate le loro idee razziste che sentono come fossero delle libertà inalienabili “ingabbiate nella melma del politcally correct”.
Inutile spiegargli che non è così, ci si può però contrapporre, fornendo una narrazione diversa, che invece affronti l’argomento da un punto di vista opposto, o semplicemente differente.
Questa è quella che si chiama dialettica, sia essa politica o no (e ditemi cosa non è politica), e, se le forza in campo sono sufficientemente forti, per evitare lo stallo, porta alla mediazione e alla sintesi.
Quella cosa che oggi si tende a chiamare inciucio.

I mediocri sono peggiori dei ladri

Non molto tempo fa ho parlato della cittadina Roberta Lombardi, capogruppo, pardòn, portavoce alla camera del movimento 5 stelle.
La cosa che più mi ha colpito, è che nonostante la promessa di raccontare cosa succedeva nei palazzi del potere, l’unica cosa che i cittadini mediocri e arrivisti una volta ottenuto un minimo di potere hanno saputo fare, è stato cancellare la narrazione.
Parlavano di sogni (anche se irrealizzabili, sono sempre parte integrante della narrazione), parlavano di energie rinnovabili  di redditi minimi di cittadinanza, di rivoluzione culturale, di riprendersi il potere , ma, soprattutto, di fare contro l’immobilismo.
Non per nulla il leader del movimento usava nomignoli macabri o grotteschi per indicare la vecchia politica all’epoca nei palazzi, mentre loro premevano sui cancelli da fuori.
Rigor Montis, Frignero, Psiconano, Gargamella, Topo Gigio, sono solo alcuni dei tanti soprannomi che Grillo ha affibbiato ai politici negli anni, e che sono serviti a creare una sorta di neo-lingua per facilitare la comunicazione tra gli adepti e aumentare  il distacco con chi non era addentro.
Creare identità.

Se ci pensate è un po’ pochino per creare un popolo, ma è pur sempre meglio di niente.
Long story short, arriva il giorno delle elezioni politiche nazionali, il 5 stelle trionfa, diventa secondo partito in Italia ed entra in parlamento, dove finalmente farà pressing per vedere realizzati almeno i punti fondamentali del suo programma.

Ecco, constatiamo tutti che da quel giorno non abbiamo assistito ad altro che alla pochezza culturale di persone sì, comuni, ma anche banali, vuote, maleducate, mediocri e, come se non bastasse, incapaci.
Spiace che il peggior esempio lo stiano dando le donne 5 stelle, da quella che si vanta di non aver stretto la mano a Rosy Bindi, a quella che non ha le idee chiare sulla 194 per finire all’ape regina, per usare un termine molto in voga, quella Roberta Lombardi che, per sua stessa ammissione, bazzica ambienti da mafia russa o vende case “chiavi in mano” a quegli sceicchi che poi nei loro paesi permettono la lapidazione delle donne (le li chiama semplicemente “top spender” che è un modo carino di chiamare i ricchi figli di puttana, la cui eliminazione dal mondo pare fosse la missione primaria del 5 stelle, ma forse mi sbaglio io), dopo aver parlato mezzo bene del fascismo, dopo aver sbagliato direzione durante l’uscita da una cerimonia, torna alla carica e dimostrando un totale distacco dalla realtà, chiede consiglio su facebook su come gestire il furto/smarrimento (non è chiara la storia) del portafogli, a suo dire, pieno zeppo di ricevute che si sarebbe dovuta far rimborsare.

Vado al sodo: non voglio fare la retorica sulla cifra, 250 euro, da lei considerata “poca cosa”, nel momento in cui le famiglie non ce la fanno blablabla.
Considerazioni del genere lasciano il tempo che trovano.
Quello che vorrei sottolineare è che quello è un post che (banalmente e sfacciatamente!) tenta di creare la net identity di Roberta Lombardi quella che vive e lavora in mezzo ai ricchi.
Roberta evidentemente non sta scrivendo per informarci del fatto o per chiedere consiglio, sta semplicemente postando questo

significa “io vado nei posti dove fanno il cibo raffinato e voi no”

sta postando questo

Significa "io sto a New York e voi no"
Significa “io sto a New York e voi no”

sta facendo questo

significa “io c’ero, voi no”

Insomma Roberta nel suo post semplicemente ci avvisa, o avvisa qualcuno, e su questo punto tornerò, che lei sta là in parlamento, può richiedere i rimborsi e tutti voi altri, no!
Che è figlio della mentalità da mediocri che accomuna tutto il movimento, perché non è che i maschietti se la cavino meglio: abbiamo quello che parla di chip sottopelle, abbiamo il portavoce al Senato che si addormenta alla prima seduta come e più di quelli che hanno 40 anni più di lui, abbiamo quello che chiede i rimborsi per la benzina, pur non avendo la macchina per finire con il migliore, quello che intima al presidente della seduta e vicepresidente della camera di non interromperlo, mentre lui parla del vero dramma dell’Italia moderna.
I pianisti! Si, i pianisti, che però non si sono ancora visti dato che le camere ancora non hanno votato nulla, tranne che per eleggere i presidenti.

Ecco perché i mediocri sono pericolosi, perché sono incapaci, incapaci soprattutto di usare la dote fondamentale che si richiedeva alla gente comune (e anche su questa definizione tornerò), ovvero l’umiltà contrapponendola alla arroganza che ha pervaso la politica e la società dal giorno della discesa in campo, quando le feste che Cirino Pomicino dava in privato, sono diventate di dominio pubblico per affermare “io si, voi no!”.

Non sono queste persone comuni, perché non è comune avere questo disprezzo per i propri simili, diversi solo nell’appartenenza politica.
Non è comune la boria, l’aria di superiorità di stampo bolscevico che gli si legge in faccia, non è come essere una Roberta Lombardi i cui colleghi probabilmente per anni l’hanno pressata con battute stile “chissà che gli fai ai clienti te…” e che in privato magari si dicevano fra loro “quella ha aperto più volte le gambe che le porte delle case che vende”, per non usare le versioni più terra terra piene di turpiloquio che su questo blog non amiamo.
Tranne se le dico io.
E’ un bell’ambientino, sono sicuro, quello dei top spender che si fanno il pied-à-terre di lusso, per andarci con prostitute poco più che maggiorenni.
Roberta non ci sta, ora che lei ce l’ha fatta, si è fatta strada, ha raggiunto il suo scopo, scrive su Facebook per far sapere a tutti che lei c’è riuscita, voi no!
Come il suo collega siciliano che usa l’auto blu perché non ha la macchina, ma poi si fa rimborsare la benzina pur non avendo un’automobile.
Ci sta dicendo “io posso andare in auto blu, voi no” “io posso farmi rimborsare tutte le spese che voglio, voi no”.

É il più classico dei classici spettacolo del “macellaio ripulito” (non me ne vogliano i macellai) che pur essendo rozzo e ignorante, per compensare usa i soldi e il potere ottenuti per comprare una Ferrari, sperando che quella da sola dia dignità al vuoto che lo pervade.
Non parlo di dover essere tutti grandi filosofi, artisti, letterati, scienziati, narratori o pensatori.
Parlo di mostrare una qualità che è sempre più rara: l’educazione!

Questi comportamenti messi in scena dai 5 stelle sono quanto di più maleducato esista, perché rivelano il vero scopo della loro partecipazione alla vita pubblica e l’inganno sotteso al popolo italiano: riprendersi quello che credono gli sia stato tolto, ovvero i soldi.
Loro hanno rubato per 20 anni (dicono), ora noi ce lo riprendiamo, per metterlo in tasca nostra.
Non rendendosi conto, o forse facendo finta di non accorgersi, che ora loro stessi sono parte di quell’apparato tanto vituperato che si siede nelle camere per ingrassare le proprie tasche!
Sono diventati ciò che combattevano (più corretto dire dicevano di combattere, visto che Grillo è l’emblema di quella che dovrebbe essere la nemesi di un cinque stelle), più rapidamente di chiunque altro.Perché gli manca l’educazione.

Chissà se accetterebbero di farsi controllare dal politometro proposto da Grillo.

Per concludere, alla faccia di questi red neck all’italiana, che neanche fanno ridere, mica come Honey Boo Boo, vi propongo un documento che sarà anche datato, vecchio, retrogrado, buonista, politichese, figlio dei media di regime e della tetta di mamma RAI da cui tanti hanno succhiato, ma è anche pieno zeppo di buone maniere, educazione, forma e sostanza, in poche parole, di dignità, di cui avremmo tanto bisogno in questo periodo storico del nostro tragicomico paese.

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