Se c’è una cosa sbagliata nel movimento 5 stelle, ma bisogna essere onesti e dire in generale in Italia, negli ultimi 20 anni, per colpa di Berlusconi soprattutto, è che ogni volta che devono prendere una decisione, adottano il metodo Gabanelli.

Milena Gabanelli in una puntata di Vieni via con me. (S. D’Alessandro, Getty Images)

Che significa esattamente?
Semplice, prendono una persona (valida, non valida, non importa) che risponda ai 2/3 requisiti minimi richiesti dal movimento e la candidano, senza chiedere, a fare qualsiasi cosa, tranne ciò che sa fare davvero bene.

È il grande dramma della mediocrità che abbiamo vissuto in politica, economia, industria, sia all’interno che all’estero.
Nessuno si fida più di noi perché a fare le cose non ci sono professionisti, ma semplici pupazzi improvvisatisi altro.

E non è neanche utile il pensiero unico secondo il quale “se questi han fatto così male sarà impossibile fare peggio”, ricordate ragazzi, se c’è una credenza che la scienza non è ancora riuscita a confutare con prove certe (anzi!), è proprio che al peggio non c’è mai fine.

Dice bene, benissimo, Milena Gabanelli oggi nella lettera con cui rifiuta garbatamente la candidatura a Presidente della Repubblica

quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.

L’idea di fondo del grillismo arrembante è che tutti possano fare tutto, che comandare o governare siano cose talmente semplici che potrebbe farle chiunque.

Ora pensateci bene fare le cose che ognuno di noi sa fare al meglio non è esattamente il motivo per cui ognuno di noi non si è mai improvvisato politico?

Allo stesso modo per cui nessuno di noi si è mai improvvisato muratore o meccanico o chirurgo o pompiere.
Certo ognuno di noi (forse) ha sperimentato cosa significa fare questi mestieri, ma nessuno di noi va in giro a dire “sono un muratore” perché ha incollato una piastrella della cucina o “sono un medico” perché ha dato un’aspirina a suo figlio
(a meno che non sia il suo mestiere, cioè quello che sa fare meglio).

Non aveva, insomma, molto più senso candidare Milena Gabanelli a qualche ruolo più adatto alle sue competenze?
Presidenza della RAI, direttrice di RAI Tre, volendo esagerare, la si poteva proporre come Ministro delle Comunicazioni, ma Presidente della Repubblica?
Che senso ha? A cosa sarebbe servito?
Per metterla in un ruolo non suo, come Totti che giocasse in porta?

Il giorno in cui la gente di questo paese comincerà a capire che ognuno ha il suo compito e che per fare andare bene un paese, serve che ognuno faccia la propria parte, svolgendo nel miglior modo possibile la mansione che sa svolgere meglio, probabilmente avremo quella rivoluzione culturale che in tanti hanno promesso, ma che finora nessuno ha realizzato.

Perché nessuno più di noi sa quali siano le nostre vere doti e nessuno più di noi può farle fruttare al massimo.

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